PRESENTAZIONE

Sabatino Scia, l'erede della favola antica

La favola - che va subito distinta dalla
fiaba evasiva ed evocativa - ha sempre avu-
to un potere metaforicamente rivoluziona-
rio.
Esopo e Fedro, schiavi nella vita, attra-
verso le loro favole, hanno riconquistato un
illimitato spazio di libertà, additando vizi e
virtù, scalfendo dalle radici lo spessore dell'
opaco, che avvolge il mondo, facendo in-
travedere un orizzonte di felicità e di giu-
stizia.
Sabatino Scia, napoletano verace, ha la
favola nel sangue. Con immediatezza ed in-
tensità naturali, egli metabolizza una situa-
zione e la fa diventare racconto, secondan-
do lo spirito più autentico di una tradizio-
ne, che da popolare si fa colta, da orale
scritta.
Cantastorie contemporaneo, egli ricorre

agli animali dei favolisti classici per un'am-
bientazione metaforica, che ripropone i
grandi temi etici ed esistenziali, che afflig-
gono l'umanità, in una chiave problemati-
camente e progressivamente moderna. Mai,
infatti, come oggi, i grandi nodi del passato
sono giunti al pettine di una storia contrad-
dittoria e coinvolgente, con una scarica co-
rale forse sconosciuta e capace di rimettere
in discussione il senso della vita, delle per-
sone, delle cose.
Sabatino Scia di questa nuova crisi si fa
testimone attento e appassionato, con il di-
stacco e la partecipazione del raccontatore
nativo e naturale, ma anche con la saggezza
intima e ironica della species napoletana,
che ha costruito una solida filosofia di vita
sulle sabbie mobili della storia e della cro-
naca, senza farsi mai inghiottire dall' illusio-
ne di poter dominare il mondo. La nostra è
una breve passeggiata nel mistero dell'uni-
verso, ricca di sorprese e di stupori, che
sfugge ad ogni calcolo e si alimenta di pas-
sione e di pazienza.
Da buon napoletano. Sabatino Scia que-
ste cose le conosce bene; per questa sempli-
ce e profonda ragione, le sue favole non so-
no mai saccenti ma, semmai, sornione. Esse
vogliono essere un invito alla vita, non im-
mune da un'ironia fiera e ficcante, ma an-
che da un senso del paradosso e del grotte-
sco, che sarebbe piaciuto al suo più acuto
teorizzatore moderno, quel Bachtin, che
nella carnevalizzazione del mondo aveva
identificato la matrice della nuova civiltà
del racconto. Sabatino segue la scia di quel-
l'eccesso, che a Napoli è di casa, anche nel-
le canzoni di gesta di cui ognuno si innalza
a protagonista straccione o superbo, solle-
citando la riconquista di un'armonia natu-
rale, in cui ognuno reciti la parte che gli
compete senza strafare e senza, soprattutto,
fare male agli altri. La morale - se può an-
cora così definirsi - è nella rinnovata consa-
pevolezza del ruolo naturale che spetta ad
ogni uomo in una società civile, al fine di
scongiurare i rischi, sempre all'erta, di una
bestialità globale.

Con una comunicazione e una confiden-
za tutta napoletana, che sembrerebbe tal-
volta configurarsi persino come cabaretti-
stica, per la presa intensa ed immediata, Sa-
batino Scia sceneggia situazioni ai confini
della realtà, dando libero sfogo ad una fan-
tasia succulenta e surreale, tipica anch'essa
di quell’ humus antropologicamente napole-
tano, che partorisce letteratura. L' inflessio-
ne è intimamente dialettale, nel senso che il
creatore e comunicatore di favole pensa,
sente e sogna in dialetto. Un dialetto, qual è
quello napoletano, carico di sangui misti e,
come tale, capace di sprigionare accensioni
ed avidità sconosciute alle cosiddette lingue
pure. La bastarderia garantisce una varietà e
verità tenera e crudele, innocente e malizio-
sa, una rusticità civile, qual è quella di Pul-
cinella, una ruffianeria elegante, qual è
quella di molti comici, che hanno calcato le
scene della Napoli teatrale e ruggente.
Sabatino Scia, attraverso le sue molte fa-
vole, che nascono quasi per gemmazione
spontanea, vuole certamente comunicare le

sue verità, ma le sue creature vanno talvol-
ta ben oltre le intenzioni del loro autore,
acquisendo quasi un ritmo autonomo, che è
fatto di musica, di botta e risposta, di piro-
tecnica della parola, di piedigrotta, di carta
e cappelloni, di sorprese amabili e fastidio-
se, per un inno alla vita che contenga tutto
il suo sogno e il suo respiro.

Francesco D' Episcopo

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