PRESENTAZIONE

La prima volta che ho incontrato Sabatino Scia ad un seminario sulla scrittura che tenevo a Firenze, mi sono detta che la sua faccia arguta, gentile e candida mi faceva pensare ad un animale, ma quale? Forse una faina, forse un giovane lupo, forse una volpe. Era comunque una faccia che metteva allegria solo a guardarla, per la sua capacità di farsi sentire parte di una storia tutta da inventare e da giocare.
Poi me lo sono ritrovato a Roma, ad un corso di scrittura drammaturgia che tenevo al teatro Due. Veniva da Napoli una volta ogni due settimane, si sedeva fra gli altri corsisti e leggeva a voce alta i suoi scritti, facendosi ben volere da tutti per la sua generosità, per la sua cortesia, per la sua capacità affabulatoria.
Gli davo da scrivere dialoghi per il teatro ma lui ogni volta se ne veniva anche con una favola, in versi o in prosa, in forma narrata o dialogata, ma si trattava sempre di animali dalla testa umana, i gesti goffi e aggraziata, dediti alla difficile arte della contemplazione e dell'analisi del mondo intorno a loro.
Non c'è dubbio che Sabatino ha un talento narrativo innato, sa impostare la voce per raccontare favole come se le snocciolasse ai suoi stessi figli intorno alla tavola della colazione. In effetti Sabatino è padre, e forse ha l'abitudine di raccontare favole ai suoi bambini; la sua è una capacità sorgiva che nasce prima di tutto dall'impostazione della voce, dalla capacità di comporre le parole, di dare loro un ritmo, una velocità, una cadenza, giocando sapientemente col dialetto e l'italiano.
Le sue sono favole esopiche, e gli animali vi si comportano come uomini, antropomorfizzandosi volta a volta attraverso l'uso del pensiero libero indiretto: la volpe pensò, il lupo disse, la gallina fece; gli animali nelle favole di Sabatino Scia parlano, riflettono, decidono, agiscono, si pentono, organizzano strategie di sopravvivenza, ma sono anche teneramente capaci di amicizia e fedeltà.
Qualcuno potrebbe dire che questo è anche la rappresentazione degli animali che fa Walt Disney sullo schermo: anche loro parlano, riflettono, si scambiano dialoghi di buon senso palesemente apologetico che servono ad illustrare sentimenti umani quali la curiosità, la presunzione, la dabbenaggine, l'onestà, l'odio, l'amicizia , la fiducia, in modo da renderli esemplari e comprensibili alla mente di un bambino
Ma la voce narrante di Sabatino Scia, nella sua inequivocabile napoletaneità, segue delle norme che precedono l'umanizzazione dei disegni disneyani. Qui l'ascendenza è vocale e contadina, le radici si innestano nel pieno di una cultura arcaica mediterranea.
Come tutte le favole del mondo, anche queste hanno un fondo moraleggiante. Solo che non si tratta della <<buona morale>> dei fumetti americani in cui i più buoni e i più ricchi vincono sempre attraverso la pratica della sincerità e della verità. Qui siamo più vicino a Plauto e a Pulcinella piuttosto che a Topolino e a Paperino. Quelle di Sabatino sono antiche maschere napoletane in cui la fame e le strategie di sopravvivenza prevalgono sui valori civici e nazionalistici.
Queste favole che conoscono l'umorismo amaro della sconfitta, la crudeltà della resa e della spoliazione . L'amore degli animali che ne risulta è profondo e radicale, un amore che conosce l'estrema brutale eguaglianza dell'<<olio che frigge e li aspetta entrambi, con calma>>, come dice il pescatore che ha guardato di lontano di lontano il pesce grosso avventarsi sul pesce piccolo e con un gesto rapido e noncurante li butta entrambi nella pentola piena d'olio.

Dacia Maraini

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